Sicilia · 21 ottobre 2026
Il Tar respinge i ricorsi, Basile resta sindaco di Messina
Due ricorsi chiedevano di annullare tutto: il voto, il sindaco, il consiglio comunale. Il Tar di Catania li ha respinti, ma le motivazioni non ci sono ancora, e la spiegazione che oggi tutti ripetono è scritta per un altro comune.
di Franco Zanghì
Il 20 ottobre, in un'aula del Tar di Catania, il collegio della quinta sezione ha discusso se le elezioni comunali di Messina andassero annullate. Non una scheda, non un seggio: tutte, dalla prima all'ultima, insieme al sindaco e al consiglio comunale nati da quel voto. La risposta è arrivata il giorno dopo e sta in due parole: ricorsi respinti. Federico Basile resta sindaco di Messina.
Dentro quel provvedimento, però, c'è una cosa che pesa più del verdetto: le motivazioni non ci sono. Quello che è stato pubblicato è il dispositivo, cioè la decisione nuda. Il perché si leggerà più avanti.
Che cosa era in gioco
A Messina si è votato il 24 e il 25 maggio. Basile è stato eletto per la seconda volta, il consiglio comunale è stato proclamato, e lì la faccenda sarebbe finita. Non è finita, perché sono arrivati due ricorsi, e chiedevano la stessa cosa: cancellare tutto.
Il primo motivo sono le firme: a sostegno di Basile si sono presentate 15 liste senza raccogliere una sola sottoscrizione. Il secondo riguarda Basile in persona, perché le sue dimissioni, secondo i ricorrenti, sarebbero arrivate troppo tardi rispetto al momento in cui le elezioni sono state indette.
A ricorrere sono stati due cittadini e un candidato al consiglio comunale, assistiti da 4 avvocati. Davanti a loro si sono costituiti il Comune di Messina, l'assessorato regionale delle Autonomie locali e la prefettura di Messina, con l'Avvocatura dello Stato. Udienza il 20 ottobre, decisione il giorno dopo: ricorsi rigettati, spese di lite compensate fra tutte le parti, provvedimento trasmesso al sindaco e al prefetto.
La risposta sta in un'altra città
Come è possibile presentare 15 liste senza nemmeno una firma? Per saperlo bisogna guardare a Barcellona Pozzo di Gotto, dove si era votato nella stessa tornata e dove era arrivato un ricorso quasi identico. Lì il Tar ha già scritto le sue motivazioni, all'inizio di ottobre, e dicono una cosa precisa: la legge elettorale siciliana esonera dalla raccolta delle firme i partiti che all'Ars hanno un gruppo parlamentare, e quel beneficio riguarda il partito, non la singola lista. Dentro la norma non è scritto nessun numero, e un limite che il legislatore non ha scritto, dicono i giudici, non si può aggiungere interpretando.
È il cuore di tutta la vicenda. Non c'è una regola aggirata: c'è una regola che non dice quanto, e chi l'ha usata fino in fondo ha fatto una cosa che la legge consente.
Quello che è servito per arrivare a saperlo
Due città della stessa provincia. Quattro ricorsi fra l'una e l'altra. Un tribunale amministrativo che si è dovuto mettere a spiegare, nero su bianco, quante liste un partito può presentare senza firme. E 5 mesi in cui una città da 200 mila abitanti è andata avanti con un'amministrazione che qualcuno, in tribunale, chiedeva di cancellare.
Il sindaco dice di non aver mai avuto dubbi, dice che non si apre nessuna nuova fase e chiede di abbassare il clima di veleno. La strada del Consiglio di giustizia amministrativa resta aperta, come in ogni causa di questo tipo, ma al momento nessuno ha annunciato di volerla prendere.
Qui finisce la cronaca e cominciano i conti. Il voto è valido, e lo dice un giudice: nessun atto, da nessuna parte, sostiene che a Messina si sia votato male. Ma una cosa si può dire già adesso: il problema non è chi ha vinto, è una legge scritta in modo tale che per sapere come si presentano le liste bisogna fare causa. Le regole del voto servono prima del voto, non dopo. E se dopo 5 mesi quelle regole bisogna ancora andarsele a leggere nella sentenza di un altro comune, il guasto non sta nei candidati e non sta nei giudici: sta in chi scrive le leggi e non le scrive chiare.
Resta un fatto. Il verdetto di Messina c'è, ma le sue ragioni ancora no, e la spiegazione che oggi tutti ripetono è quella scritta per Barcellona. Sulle firme il precedente regge. Sulle dimissioni di Basile, che a Barcellona non c'entravano niente, nessuno ha ancora letto una riga. Quella riga, quando arriverà, sarà l'unica cosa che potrà dire se la partita era davvero chiusa da subito, o se lo è diventata soltanto adesso.
Fonti
- La Sicilia, edizione di Messina, «Basile resta in sella: il Tar ha respinto i ricorsi», 21 ottobre 2026
- Gazzetta del Sud, edizione di Messina, «Liste senza firme, il Tar respinge i ricorsi contro Sud chiama Nord», 21 ottobre 2026
- StrettoWeb, motivazioni del Tar sul ricorso di Barcellona Pozzo di Gotto, 12 ottobre 2026
Alla data di pubblicazione è stato depositato il solo dispositivo: le motivazioni della decisione di Messina non erano ancora state pubblicate. Nessuno dei soggetti citati risulta indagato e non risulta alcun procedimento penale collegato a questa vicenda.
