Franco Zanghì

Analisi, cronaca e politica internazionale

Politica italiana  ·  20 ottobre 2026

I conti della Cgil e le sigle studentesche che indicano la Francia

Immagine generata con l'intelligenza artificiale: è una rappresentazione della vicenda, non una fotografia del fatto.

I bilanci del sindacato registrano 847.613 euro versati fra il 2019 e il 2024 all'Unione degli Universitari e alla Rete degli Studenti Medi. Pochi giorni prima dei cortei italiani, i dirigenti di quelle sigle indicavano come modello un paese dove bruciavano i licei.

di Franco Zanghì

La Cgil di Maurizio Landini finanzia da anni due organizzazioni studentesche fra quelle che in questi giorni sono scese in piazza. A sostenerlo sono stati La Verità e Il Giornale, che il 15 ottobre 2026 hanno pubblicato quasi in contemporanea la stessa ricostruzione, letta nei bilanci della confederazione alla voce «totale ripiani e contributi».

Le cifre sono queste: 847.613 euro versati fra il 2019 e il 2024 all'Unione degli Universitari e alla Rete degli Studenti Medi. Sono 167.000 euro nel 2019, 140.000 l'anno successivo, 130.000 nel 2021, 145.000 nel 2022, 130.000 nel 2023 e 135.613 nel 2024, ultimo bilancio disponibile. Quei bilanci li hanno letti due giornali, non chi scrive, e la cifra è la loro ricostruzione: sono però conti depositati, e nessuno li ha smentiti.

Del resto non c'è niente da smentire. Fra la Cgil e le due sigle esiste un patto di collaborazione dichiarato, con campagne costruite insieme e indagini firmate insieme. Non è un'ipotesi: è una scelta rivendicata.

Le date contano più delle cifre

Il punto non è il denaro in sé, ma quando e come quelle organizzazioni hanno parlato. Il 6 ottobre una delegazione della Rete degli Studenti Medi del Lazio vola a Parigi insieme a militanti dell'Unione degli Universitari e del collettivo Osa. Il coordinatore regionale Simone Montori dichiara all'Ansa che quello che accade in Francia dimostra che, quando gli studenti si organizzano con determinazione, i risultati arrivano.

Negli stessi giorni, a Roma, la Rete organizza assemblee e presidi con un obiettivo detto apertamente, «fare come in Francia», e un'assemblea intitolata in francese «les blocages», i blocchi. Il 16 ottobre, giorno dei cortei in tutta Italia, la coordinatrice nazionale Angela Verdecchia lo mette nella forma più secca: dopo Francia e Spagna, tocca a noi.

Che cosa stava succedendo in Francia

La mobilitazione francese era nata il 21 settembre in un liceo di Créteil per ragioni comprensibili: classi sovraffollate, insegnanti che mancano, edifici che cadono a pezzi. Sono le stesse rivendicazioni che un ragazzo italiano potrebbe portare domani davanti alla sua scuola.

Nel giro di pochi giorni, però, quella protesta era diventata altro. 24 istituti incendiati o saccheggiati. L'ingresso del liceo Nelson Mandela di Nantes distrutto da un incendio, con la scuola chiusa per settimane. A La Ciotat un insegnante cosparso di benzina e colpito durante il blocco del suo liceo, con un sedicenne fermato due giorni dopo. 40 presidi feriti, su 65 dipendenti scolastici, e oltre 100 scuole con danni gravi secondo il ministro dell'istruzione francese. Migliaia di fermi, in grandissima parte minorenni. E un conto dei danni che il governo francese, il 9 ottobre, ha stimato in almeno 30 milioni di euro.

Questo era il modello indicato: non la Francia in astratto, ma quella di quelle ore, la stessa che girava sui telefoni di ogni ragazzo italiano sotto forma di filmati di scuole devastate e cassonetti in fiamme.

Quello che non è provato

Non è provato che fra chi ha spaccato le vetrine e saccheggiato i negozi in Italia ci fosse qualcuno legato a quelle associazioni. Le cronache dei disordini di Milano del 17 e 18 ottobre raccontano anzi il contrario: ragazzini, in gran parte minorenni, arrivati dalle periferie, senza bandiere e senza sigle, che si sono dati appuntamento sui social. Dei 271 portati in questura in quei due giorni, 220 erano minorenni; al 20 ottobre gli arresti erano 45 e le indagini restavano aperte. Non sono i tesserati di nessuno.

E non è provato che le due organizzazioni abbiano mai invitato alla violenza. Nei loro comunicati ufficiali parlano di trasporti, di libri che costano troppo, di aule fatiscenti: tutte cose vere.

La replica della Cgil

Alle polemiche la Cgil ha risposto in sede locale. A Salerno, in una nota ripresa dalla stampa il 20 ottobre, il segretario generale provinciale Antonio Apadula ha detto che il sindacato non ha nulla da nascondere e nulla da smentire sul sostegno economico alle organizzazioni studentesche: una scelta legittima, trasparente, documentata nei bilanci e rivendicata pubblicamente anche da Maurizio Landini. Altra cosa, ha aggiunto, è finanziare la violenza: la Cgil sostiene le organizzazioni studentesche, non chi commette violenze.

È una risposta onesta, ma risponde a una domanda che nessuno ha fatto. Nessuno sostiene che la Cgil paghi chi sfonda una vetrina.

Le domande che restano

Restano altre domande, e riguardano il sindacato più grande d'Italia. Se qualcuno, dentro la Cgil, abbia letto quelle dichiarazioni prima che diventassero uno slogan in venti piazze. Se qualcuno, a corso d'Italia, abbia chiesto il 6 ottobre che cosa significasse esattamente «fare come in Francia», in una settimana in cui in Francia un professore veniva cosparso di benzina davanti al suo liceo. E se sei anni di contributi comportino o no il dovere di dire una parola, quando l'organizzazione che li riceve addita come modello un paese che sta bruciando.

Chi parla ai ragazzi sa quali immagini hanno davanti agli occhi mentre lo ascoltano. E chi mette i soldi, di solito, le domande le fa prima.

Fonti

  1. La Verità, «Gli studenti che protestano sono a libro paga della Cgil», 15 ottobre 2026
  2. Il Giornale, Francesco Giubilei, «Studenti in piazza coi soldi della Cgil: 265mila euro per replicare la Francia», 15 ottobre 2026
  3. Ansa, «Facciamo come in Francia, in Italia al via le prime occupazioni», 6 ottobre 2026
  4. RomaToday, «Faremo come in Francia: a Roma scoppia la rivolta delle scuole», 6 ottobre 2026
  5. Ansa, «Rivolta studentesca in Francia, oltre 560 licei oggetto di blocchi e disordini», 2 ottobre 2026
  6. Euronews, «Dai blocchi scolastici alle violenze: cosa spinge le proteste studentesche in Francia», 5 ottobre 2026
  7. Stima dei danni diffusa dal governo francese, 9 ottobre 2026
  8. SalernoToday, replica della Cgil sul sostegno economico alle organizzazioni studentesche, 19 ottobre 2026
  9. Il Post, «Cosa è successo a Milano in due giorni di saccheggi e disordini», 19 ottobre 2026
  10. France Info, «Un adolescent de 16 ans interpellé, soupçonné d'avoir aspergé d'essence un professeur d'un lycée à La Ciotat», ottobre 2026
  11. Il Fatto Quotidiano, «Proteste studenti in Francia, 40 presidi feriti e oltre cento scuole danneggiate», 2 ottobre 2026
  12. Salernonotizie, «Cgil, Apadula replica a Celano: sostenere gli studenti non significa finanziare la violenza», 20 ottobre 2026
  13. Stato Quotidiano, «Scontri a Milano, 45 arresti: indagini ancora aperte», 20 ottobre 2026

La somma di 847.613 euro è la ricostruzione di La Verità sui bilanci della Cgil dal 2019 al 2024 e non è stata letta direttamente sui bilanci. Mancano i dati del 2025 e quelli precedenti al 2019; l'ipotesi che il totale storico superi il milione di euro è una stima della stessa testata e qui non viene usata come dato. Il bilancio francese dei danni è una stima del governo diffusa il 9 ottobre 2026 e può essere aggiornata. La replica qui riportata è quella del segretario generale della Cgil di Salerno, ripresa dalla stampa locale il 20 ottobre 2026, e non una nota della confederazione nazionale. I numeri dei fermi e degli arresti di Milano sono aggiornati al 20 ottobre 2026 e possono cambiare: le indagini sono aperte.