Franco Zanghì

Analisi, cronaca e politica internazionale

Politica italiana  ·  21 ottobre 2026

Decreto sui cortei: da 4 a 12 anni a chi organizza il gruppo in rete

Immagine generata con l'intelligenza artificiale: è una rappresentazione della vicenda, non una fotografia del fatto.

Il Consiglio dei ministri ha approvato d'urgenza un testo che tocca il codice penale, il processo minorile e il portafoglio dei genitori. La norma di cui si è discusso di più non c'è, e la pena più alta non ha fatto nessun titolo.

di Franco Zanghì

Il 20 ottobre, alle 18:21, a Palazzo Chigi si è aperto un Consiglio dei ministri convocato d'urgenza. Un'ora dopo era approvato un decreto legge che tocca il codice penale, il processo penale minorile, i poteri del questore e il portafoglio dei genitori. La mattina seguente quasi tutti i giornali titolavano su una norma che in quel decreto non c'è.

Quello che manca è la norma sui militari. Nelle bozze della vigilia i 500 soldati destinati a Milano fino alla fine dell'anno ricevevano le funzioni di polizia giudiziaria, cioè il potere di indagare, perquisire, arrestare: il ministro della Difesa l'aveva chiesta pubblicamente, per tre mesi. Nel testo uscito dal Consiglio quella previsione non c'è, e i militari arrivano senza quei poteri.

Lo stop che nessun atto documenta

Il presidente della Repubblica non ha rinviato nulla, non ha negato nessuna firma, non ha compiuto nessun atto, e dal Quirinale non è uscito un comunicato. Che negli uffici del Colle ci fossero perplessità lo scrivono i retroscena, e un retroscena non è un documento. Il ministro dell'Interno ha detto che nessuno stop c'è stato.

Un giorno intero di giornali è stato speso su una domanda che non ha risposta documentale, perché quella conversazione è riservata per definizione. Lo scrivo come opinione mia: uno scontro fra il Colle e Palazzo Chigi è un racconto comodo, perché disegna un governo fermato dall'alto e non costringe a leggere niente. Il prezzo lo pagano i ragazzi che erano in piazza, diventati la bandiera di una battaglia che non è la loro, mentre le norme destinate a cambiare la loro vita passano senza che nessuno le spieghi.

Che cosa c'è davvero nel decreto

Una premessa è necessaria: il testo definitivo non è ancora in Gazzetta Ufficiale, quindi quello che segue è il comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri e la conferenza stampa dei due ministri. Nasce il reato di partecipazione violenta a una manifestazione pubblica: chi fa parte di un gruppo di più di 5 persone che agisce in modo organizzato e usa bastoni, oggetti atti a offendere o esplosivi, mettendo in pericolo concreto l'incolumità delle persone, rischia da 2 a 5 anni di carcere e una multa fino a 20 mila euro.

Cambia poi una regola che sta nel codice penale dal 1930. Davanti a un ragazzo fra i 14 e i 18 anni era il giudice a dover accertare la capacità di intendere e di volere; adesso quella capacità si presume, salvo prova contraria. Il prefetto può multare chi esercita la responsabilità genitoriale da 500 a 1.000 euro, il doppio se il figlio ci ricasca, e ordinargli di pagare i danni fatti ai beni pubblici. Il questore può vietare di radunarsi anche a un ragazzo che ha compiuto 14 anni.

La riga che non ha fatto nessun titolo

Chi organizza o promuove la formazione di quel gruppo, anche con strumenti informatici o telematici, rischia da 4 a 12 anni. È un reato a sé e non un'aggravante, lo ha precisato il ministro della Giustizia, ed è la pena più alta di tutto il provvedimento: più del doppio di chi in piazza ci va con il bastone in mano.

Qui mi fermo a una domanda, perché la risposta sta in un testo che ancora non abbiamo. Che cosa sarà la prova di aver promosso quel gruppo? Un messaggio in una chat? Più la condotta si sposta dalla pietra alla tastiera, più la prova diventa interpretazione. E interpretare una frase scritta è la cosa più scivolosa che esista in un'aula.

Sui militari vale una sola osservazione, ed è il punto su cui si è discusso di più e ragionato di meno. Soldato e poliziotto sono due mestieri diversi, come l'idraulico e l'elettricista: nessuno dei due vale meno dell'altro. Il militare è addestrato all'uso della forza contro un nemico; l'agente di polizia è addestrato a contenere una folla senza trasformarla in un campo di battaglia, e a maneggiare una prova senza comprometterla. Chiedere all'uno il mestiere dell'altro non è un rafforzamento.

Quello che è rimasto fuori è già scritto altrove

Al governo una cosa va riconosciuta: davanti alle immagini dello scorso fine settimana restare fermi non era possibile. Il punto non è se intervenire, è cosa si è scelto di mettere dentro l'intervento. E quello che è rimasto fuori dal decreto è già scritto da un'altra parte. Mentre il Consiglio dei ministri si riuniva, i deputati di Futuro Nazionale presentavano alla Camera una proposta di legge sull'ordine pubblico, illustrata dal generale Vannacci. Non è una legge, è una proposta: ma dentro ci sono le Forze armate in strada con i poteri di polizia giudiziaria, i proiettili di gomma e i cani per contenere le folle, e la revoca della cittadinanza italiana, comunque acquisita, per il cittadino extracomunitario che in piazza commetta quei reati.

Vale la pena fermarsi su quelle due parole, comunque acquisita. Un ragazzo nato a Milano da genitori stranieri, che la cittadinanza l'ha ottenuta a 18 anni, la perde; il suo coetaneo nato italiano, nella stessa piazza, con la stessa pietra in mano, no. Stesso reato, due destini. Se sia giusto non lo decido io, perché quella è una scelta politica e la politica la fanno gli elettori. Ma una cosa viene prima di quella scelta: la Costituzione, all'articolo 22, dice che nessuno può essere privato della cittadinanza per motivi politici. Se a quella revoca ci si vuole arrivare serve una riforma costituzionale, e chi presenta la proposta dovrebbe spiegare che quello è il passaggio che manca.

Resta il fatto da cui si è partiti. Il freno non è arrivato da una regola scritta, ma da un'interlocuzione riservata fra due palazzi, di cui non conosciamo una riga. Un freno che non sta scritto da nessuna parte vale finché vale la persona che lo tiene in mano. Se cambia l'inquilino di uno dei due palazzi, resta solo la telefonata.

Fonti

  1. Presidenza del Consiglio dei ministri, «Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 193», 20 ottobre 2026
  2. Presidenza del Consiglio dei ministri, «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, il videomessaggio del Presidente Meloni», 20 ottobre 2026
  3. Ansa, «Nordio, fino a 12 anni per chi usa social per organizzare gruppi piazze», 20 ottobre 2026
  4. Agenzia Dire, conferenza stampa dei ministri Nordio e Piantedosi dopo il Consiglio dei ministri, 20 ottobre 2026
  5. Adnkronos, «Decreto cortei, per minori fermo preventivo e subito imputabilità», 20 ottobre 2026
  6. Ansa, «Crosetto, Cdm approvi norma su militari con funzioni forze polizia», 19 ottobre 2026
  7. Ansa, «Stretta sui minori dopo le violenze. Meloni: nessuno può minimizzare», 20 ottobre 2026
  8. Il Sole 24 Ore, «Scontri di piazza, Vannacci propone proiettili di gomma e cani per disperdere i violenti», 20 ottobre 2026
  9. Affaritaliani, «Scontri, la stretta di Vannacci», sul contenuto della proposta di legge di Futuro Nazionale, 20 ottobre 2026
  10. Il Fatto Quotidiano, «Decreto sicurezza, ok del Cdm», con le parole del ministro dell'Interno sul Quirinale, 20 ottobre 2026
  11. Pagella Politica, «Che cosa prevede il nuovo decreto del governo sulle manifestazioni», 21 ottobre 2026

Alla data di pubblicazione di questa pagina il testo del decreto non risultava ancora in Gazzetta Ufficiale: le cifre e le fattispecie qui riportate vengono dal comunicato del Consiglio dei ministri e dalla conferenza stampa dei ministri, e il testo definitivo può differire. Dal Quirinale non è uscito alcun atto né alcun comunicato: le perplessità attribuite agli uffici del Colle sono riportate dai retroscena di stampa. Sull'età per il fermo di prevenzione dei minorenni le ricostruzioni divergono e il punto non è stato affermato.