Franco Zanghì

Analisi, cronaca e politica internazionale

Cronaca  ·  11 ottobre 2026

Le carte di una giudice finite sui giornali

Immagine generata con l'intelligenza artificiale: è una rappresentazione della vicenda, non una fotografia del fatto.

Una consigliera della Corte d'Appello di Milano scopre dalla stampa di essere finita in un'ipotesi di reato. Le sue comunicazioni riservate con il ministero, che riguardano la morte della madre, escono su un quotidiano nazionale.

di Franco Zanghì

Alla fine dell'estate, su una scrivania del palazzo di giustizia di Milano, arriva una carta che comunica a una consigliera della Corte d'Appello che dal suo ufficio non si muoverà fino a febbraio. È un atto amministrativo, di quelli che in un tribunale passano a decine. Da lì, in poche settimane, è nata una vicenda finita sui giornali nazionali: una magistrata che ha saputo dalla stampa di essere finita in un'ipotesi di reato, e i documenti sulla morte di sua madre pubblicati su un quotidiano.

La cronologia

La giudice è Anna Ferrari, consigliera della Corte d'Appello di Milano nelle sezioni civili, in magistratura dal 1997, con un passato da pubblico ministero. In primavera presenta una domanda di trasferimento, come tanti colleghi. A luglio il Consiglio superiore della magistratura la accoglie e la sposta alla sezione Lavoro del Tribunale: stesso palazzo, altro ufficio. Nella sua situazione c'è un elemento in più, e assiste la madre, gravemente malata, con i benefici della legge 104.

Il trasferimento però non si fa. Il presidente della Corte d'Appello chiede al ministero della Giustizia di rinviarlo di diversi mesi, e lo ottiene. I motivi di quella richiesta non sono mai stati resi noti. Nessuna norma impone di avvisare il magistrato interessato, e lei lo scopre quando le viene notificato il provvedimento.

All'inizio di settembre la madre muore. Dieci giorni dopo la giudice scrive al ministero per contestare il rinvio. La sua versione è che quella lettera non chiedesse permessi, ma facesse presente un'altra cosa: che il suo ruolo di familiare che prestava assistenza non era stato considerato quando si decideva del trasferimento, e non risultava segnalato nemmeno nella richiesta di rinvio partita da Milano. Il decesso, dice, lo aveva comunicato subito, e in ufficio aveva ricevuto le condoglianze dei colleghi.

Le due versioni

La lettura che arriva al pubblico, nei primi giorni di ottobre, è un'altra. Esce su Repubblica e viene ripresa ovunque in poche ore: una toga avrebbe tirato in ballo la legge 104 per farsi trasferire in fretta, con la madre già morta da giorni. Da Milano parte una segnalazione. Il trasferimento resta rinviato. E comincia a circolare una parola pesante, falso, insieme al nome della procura competente sui magistrati milanesi, quella di Brescia.

Su questo passaggio conviene andare piano, perché è il punto in cui il racconto corre più dei fatti. Non risulta alcun atto ufficiale che confermi un fascicolo aperto. Non si sa chi abbia presentato una denuncia. Non si sa se un procedimento esista davvero. Si sa che la diretta interessata dice di averne appreso dai giornali e si dichiara pronta a chiarire ogni dettaglio.

Il 9 ottobre la vicenda fa un altro salto. Il Corriere della Sera pubblica il contenuto delle comunicazioni fra la magistrata e il ministero: carte che stavano in due soli posti, il ministero e la Corte d'Appello, e che riguardano la morte di una persona. Lei dice di essere curiosa di sapere chi le abbia fatte uscire, e distingue: il giornalista che le pubblica fa il suo mestiere, il problema è chi gliele ha consegnate.

Lo sfondo

Resta lo sfondo, ed è la parte che riguarda tutti. A marzo gli italiani hanno respinto la riforma della giustizia, e dentro il palazzo di giustizia di Milano il fronte contrario era compatto. In quelle settimane una sola toga milanese ha detto pubblicamente che avrebbe votato a favore, ed è lei. Non era l'unica a pensarla così, lo ha detto lei stessa: i colleghi favorevoli ci sono, semplicemente non parlano. Dopo il voto, dentro la magistratura, sono circolati messaggi che invitavano chi si era speso per il sì a togliersi la toga. Oggi dice di non essere iscritta ad alcuna corrente né all'Associazione nazionale magistrati. Alla domanda se quello che le sta accadendo abbia a che fare con la sua posizione pubblica, risponde che si augura di no.

Chi decide quando escono le carte

In fila: un trasferimento deliberato, un rinvio mai spiegato e comunicato all'interessata solo a decisione presa, un lutto, una lettera che contesta quel rinvio. E subito dopo la parola falso, che entra nella circolazione pubblica senza che nessun atto la confermi, insieme a documenti privati usciti da uffici dello Stato.

Su una cosa sola prendo posizione, e riguarda le carte. Chi le ha fatte uscire ha scelto cosa far sapere, quando e di chi. È un potere che non sta scritto in nessuna norma e che non risponde a nessuno. In una vicenda in cui resta da accertare se un reato esista, l'unico fatto certo è che il fascicolo personale di una persona è stato letto da chi non doveva. La domanda, allora, non riguarda soltanto lei: se dentro un ufficio giudiziario le carte di una persona possono uscire così, chi decide quando esce la tua?

Fonti

  1. la Repubblica, prima ricostruzione della vicenda, ottobre 2026
  2. Corriere della Sera, pubblicazione delle comunicazioni fra la magistrata e il ministero, 9 ottobre 2026
  3. il Giornale, «Magistrato chiede il trasferimento usando la 104: ma la madre era già morta»
  4. il Riformista, intervista ad Anna Ferrari

Alla data di pubblicazione non risulta alcun atto ufficiale che confermi l'esistenza di un procedimento penale, né chi lo avrebbe sollecitato.