Sicilia · 10 ottobre 2026
A Marsala la polemica sul clima è arrivata prima dei dati
Due trombe marine hanno colpito Marsala e Petrosino il 9 ottobre. Nessun morto, una scuola elementare distrutta con 273 bambini dentro. Sull'attribuzione al riscaldamento globale le fonti scientifiche dicono qualcosa di più preciso di quanto si è letto in quelle ore.
di Franco Zanghì
Venerdì 9 ottobre, davanti al porto di Marsala, almeno due trombe marine si sono formate sotto la stessa cella temporalesca, hanno raggiunto la costa e sono entrate nell'entroterra. Hanno colpito le contrade a sud della città, Terrenove Bambina, Strasatti, Santo Padre delle Perriere, e il territorio di Petrosino. Alcune fonti riferiscono fino a quattro avvistamenti di vortici nello stesso settore costiero, ma il conteggio definitivo e la ricostruzione delle traiettorie non erano stabiliti.
Il danno più grave è la distruzione della sede di contrada Terrenove della scuola Alcide De Gasperi, con 273 alunni all'interno al momento dell'impatto e nessun ferito grave fra bambini e personale. A Petrosino una stima preliminare indica circa 50 abitazioni danneggiate, comprese case in cemento armato. La Prefettura di Trapani ha escluso morti e dispersi. I feriti sono fra 9 e una ventina a seconda della fonte e dell'orario di aggiornamento, con tre o quattro casi seri ma nessuno in pericolo di vita: la testata locale avverte che le cifre dei diversi pronto soccorso possono sovrapporsi e non vanno sommate.
Quello che non è stato misurato
Sull'intensità non esiste, a oggi, nessuna classificazione ufficiale, e il disaccordo è istruttivo. Il presidente del centro meteorologico siciliano ha parlato di secondo grado della scala Fujita. L'analisi tecnica dello stesso centro indica secondo o terzo grado, precisando che una classificazione definitiva è prematura e che la stima si basa sui danni riferiti, da confermare con rilievi sul campo. Una testata meteorologica, senza attribuzione a un esperto nominato, ha parlato di probabile quarto grado. Il Consiglio nazionale delle ricerche non ha attribuito alcuna classificazione.
Soprattutto non esiste alcuna misura strumentale della velocità del vento. Il valore di oltre 250 chilometri orari che ha circolato nei titoli è, nell'articolo originale, una stima generica associata a quella classe di danni, non una lettura anemometrica. È un caso esemplare di inferenza che si irrigidisce in dato apparentemente strumentale.
Cosa dicono davvero le fonti sul clima
Poche ore dopo l'evento era già partita l'attribuzione al riscaldamento globale, sostenuta da esponenti politici. Il quadro scientifico è più articolato, e conviene riportarlo per intero.
Il Mediterraneo si sta scaldando: è misurato. L'origine umana di quel riscaldamento è definita inequivocabile dal massimo organismo scientifico internazionale. Ma sul legame fra quel riscaldamento e le trombe d'aria lo stesso organismo scrive confidenza bassa, perché le serie di dati affidabili sono troppo corte, e il Mediterraneo nella sua valutazione sulla convezione severa non compare. Gli studi mostrano inoltre che l'energia che alimenta i temporali sul Mediterraneo cresce, mentre lo scorrimento dei venti in quota, l'ingrediente che fa girare il vortice, sull'Europa diminuisce: due fattori che si muovono in direzioni opposte.
Anche la crescita dei conteggi va letta con cautela. Nei registri italiani quasi sette eventi su dieci cadono nell'ultimo decennio, e i ricercatori che quei registri curano attribuiscono il salto alla diffusione dei telefoni e delle reti sociali prima che a un mutamento del cielo. Nella stessa direzione va la storia: il tornado di Catania del 1884 è stato riclassificato al grado massimo della scala, ed è uno di soli tre eventi europei a quel livello, tutti italiani. Due di quelle tre riclassificazioni sono avvenute negli ultimi due anni. Non è il clima ad aver prodotto trombe d'aria violente in Italia: è la ricerca ad aver imparato a riconoscere quelle di ieri.
Va aggiunto che ottobre è il mese di massima attività delle trombe d'aria in Sicilia, e che il quadro meteorologico di quel giorno era del tutto tipico: una goccia fredda isolata in quota nei pressi della Sardegna, una debole depressione al suolo sul Canale di Sicilia, scirocco sulla Sicilia occidentale e una linea di convergenza nei bassi strati. Non era un ciclone tropicale mediterraneo, e nessuna delle fonti consultate lo definisce tale.
La responsabilità che c'era davvero
Nelle stesse ore è circolata anche una cifra storica da non usare: i 500 morti attribuiti a un tornado a Marsala nel dicembre 1851. Una ricerca d'archivio locale ha esaminato l'archivio comunale e i registri delle deliberazioni consiliari di quell'anno senza trovare alcuna menzione dell'evento. Quello che l'archivio contiene è una delibera del 7 dicembre 1851 che registra una donazione a Castellammare del Golfo per la violenza di una bufera che aveva colpito quella città: una data anteriore a quella attribuita al presunto tornado, e un luogo diverso.
Resta, in questa vicenda, una responsabilità umana concreta e dimostrabile, e l'ha nominata il presidente del Libero Consorzio di Trapani: l'urbanistica locale non sempre ha rispettato le norme. Il vento ha fatto quello che fa su questa costa da duemila anni. Quello che è cambiato è cosa ci abbiamo costruito sotto, e con quali carte.
Fonti
- ANSA, «Maltempo, doppia tromba marina nel Trapanese», 9 ottobre 2026
- tp24, bilancio del 10 ottobre 2026 su Marsala e Petrosino
- Centro Meteorologico Siciliano, analisi sull'intensità e sulle cause
- La Sicilia, dichiarazioni sull'intensità stimata
- tp24, Stefano Frungillo, ricerca d'archivio sui 500 morti del 1851
Le classificazioni di intensità e il bilancio dei feriti erano ancora provvisori alla data di pubblicazione.
