Franco Zanghì

Analisi, cronaca e politica internazionale

Politica italiana  ·  12 ottobre 2026

Nel campo largo non si litiga sulla leadership, si litiga sul metodo

Immagine generata con l'intelligenza artificiale: è una rappresentazione della vicenda, non una fotografia del fatto.

Conte chiede le primarie da settimane, Schlein sostiene che guida chi ha un voto in più. Dietro la contesa sul metodo ci sono i numeri delle due basi, e ciascuna vuole la regola che fa vincere il proprio leader.

di Franco Zanghì

Il 10 ottobre, sul palco del teatro Palladium alla Garbatella, a Roma, cinque leader dell'opposizione si sono messi in fila per una fotografia. Il titolo del dibattito, alla festa del Manifesto, prometteva che un'alternativa c'è. Elly Schlein e Giuseppe Conte si sono abbracciati, con loro c'erano Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi. Poi hanno preso la parola, e sulla cosa più semplice di tutte, cioè chi guida la coalizione, quella fotografia non significava niente.

Nei giorni successivi la vicenda è stata riassunta come l'ennesima bocciatura delle primarie da parte del presidente del Movimento 5 Stelle. Le sue parole dicono il contrario.

Che cosa ha detto davvero Conte

Il 2 ottobre, dopo la direzione del Partito democratico, Conte ha dichiarato che a suo avviso non ci sono alternative e che la strada sarà quella delle primarie. Il 6 ottobre, a Coffee Break su La7 e poi all'Ansa, ha raccontato di aver proposto a Schlein un passo indietro di tutti i leader per convergere su una terza figura, e di essersi sentito rispondere di no. L'8 ottobre, ospite di Bruno Vespa, ha chiesto di chiudere prima il programma e un attimo dopo di andare ai gazebo, perché a suo giudizio si potrebbe votare già in primavera.

Quello che Conte ha bocciato è un'altra cosa: l'idea che il candidato alla presidenza del Consiglio lo indichi il partito più grande della coalizione senza passare da nessun voto. E quell'idea ha un nome e una data. Sempre il 2 ottobre, alla direzione del suo partito, Schlein ha detto che guida chi ha un voto in più, che non è egemonia ma democrazia, e che uno non vale uno. Tradotto: il Partito democratico prende più voti, quindi la candidatura spetta a lui.

I numeri delle due basi

Il 6 ottobre l'istituto Noto ha misurato gli orientamenti dei due elettorati. Fra gli elettori del Partito democratico, 78 su 100 sceglierebbero Schlein, 12 sceglierebbero Conte e 10 un candidato civico. Fra gli elettori del Movimento 5 Stelle, 87 su 100 sceglierebbero Conte e 12 Schlein. Lo stesso sondaggio ha chiesto se le primarie si debbano fare: nel Partito democratico prevale il no, 55 a 25; nel Movimento prevale il sì, 64 a 24.

Ciascuna delle due basi vuole la regola che fa vincere il proprio leader, e i due leader chiedono esattamente quella regola. Il motivo è aritmetico. Il Partito democratico vale oggi intorno al 20 per cento, il Movimento 5 Stelle intorno al 13, secondo la media dei sondaggi di Youtrend per l'Agi. Schlein ha l'elettorato più grande, Conte quello più compatto. Alle primarie, però, non vota il paese: votano quelli che si scomodano, ai banchetti. Un elettorato piccolo e motivato pesa più di un elettorato grande e tiepido, ed è la ragione per cui tutte le rilevazioni mostrano la stessa cosa: più sale la partecipazione, più Conte guadagna.

Il convitato e il perimetro

Mentre si discute di chi comanda, non è ancora chiaro su che cosa si comanderebbe. Gli alleati più piccoli le primarie non le vogliono: Bonelli ha detto che non sono utili e che rischiano di amplificare le differenze, Fratoianni che non sono lo strumento migliore.

L'11 ottobre, alla festa di Fanpage, Conte ha chiesto garanzie su Matteo Renzi, e non le ha chieste a lui: le ha chieste a Schlein, sostenendo che le deve dare chi ritiene Renzi essenziale per il campo progressista e che quella presenza lo depotenzia sul piano elettorale. La segretaria del Partito democratico ha risposto che l'unica garanzia che conta è non dividersi più. Si discute di chi guida una coalizione di cui non si sa ancora chi faccia parte.

Quello che è accertato

L'opposizione ha fatto una fotografia insieme e ha promesso un programma comune in due o tre settimane. Non ha un candidato. Ciascuno dei due principali contendenti chiede il metodo che lo favorisce, e lo chiede sostenendo che è il più unitario. Gli alleati minori quel metodo non lo vogliono. Secondo l'istituto Demopolis, 53 elettori del campo largo su 100 pensano che le primarie rischino di indebolire e dividere la coalizione: sono gli elettori di quella coalizione, non gli avversari.

Chiedere il voto degli iscritti quando il voto degli iscritti conviene è legittimo, ed è altrettanto legittimo evitarlo quando non conviene. Quello che non è la stessa cosa è chiamarlo spirito unitario. Conte assicura che le primarie non saranno divisive; più della metà degli elettori della sua stessa coalizione pensa il contrario.