Cronaca · 16 ottobre 2026
Le provette di Garlasco distrutte nel 2016, il via libera dei giudici nel 2022
Il comandante generale dei carabinieri promette che chi ha sbagliato pagherà, il reparto scientifico risponde che non ha sbagliato nessuno. In mezzo ci sono il dna estratto dalle tracce del delitto e un impegno scritto nel 2007 e poi disatteso.
di Franco Zanghì
In una stanza del reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri di Parma c'è un congelatore, in un locale a ingresso protetto. Per nove anni vi sono rimaste alcune provette con il dna estratto dalle tracce del delitto di Garlasco. Non ci sono più dal 2016. L'autorizzazione dei giudici a distruggere i reperti ancora sotto sequestro è arrivata nel 2022, sei anni dopo.
Quelle provette sono la materia prima della prova scientifica: finché esistono, un'analisi si può ripetere; quando spariscono, resta il resoconto di chi l'ha eseguita la prima volta. Nel 2007 il reparto aveva messo per iscritto che quel materiale sarebbe stato conservato e tenuto a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Il nodo delle date
Nel 2025 i legali di Alberto Stasi, unico condannato in via definitiva per l'omicidio di Chiara Poggi, hanno chiesto tutta la documentazione sulla traccia 33, l'impronta sulla parete delle scale che la procura di Pavia attribuisce ad Andrea Sempio. Che le provette non esistessero più si è saputo soltanto alla fine di settembre 2026, alla chiusura delle indagini.
Il reparto ha replicato che quell'impegno valeva fino alla sentenza definitiva e non oltre, e che lo smaltimento è avvenuto in base a un regolamento entrato in vigore in quei mesi. A disporlo fu l'allora responsabile della sezione di biologia, Alberto Marino, secondo quanto riferito ai magistrati da due militari dell'epoca. Marino ha fatto sapere di voler parlare in aula.
Non è accertato che fra gli eluiti distrutti ci fosse anche quello della traccia 33. Per Andrea Sempio, indagato, vale la presunzione d'innocenza fino alla sentenza definitiva.
Due voci dentro la stessa istituzione
Agli stessi giorni risalgono i due test negativi eseguiti nel 2007 sui pedali della bicicletta di Stasi, mai finiti nel fascicolo del processo che lo ha condannato, e un test negativo per la ricerca del sangue rimasto anch'esso fuori dalle carte.
Di fronte a tutto questo l'Arma ha parlato con due voci opposte. Il comandante generale Salvatore Luongo, intervistato dal Tg1, ha detto che l'Arma opera nella massima trasparenza e che se la magistratura accerterà responsabilità individuali chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede, difendendo però il reparto come un'eccellenza. Pochi giorni dopo, in televisione, Luciano Garofano, che comandava il reparto di Parma ai tempi del delitto, ha dichiarato di non aver sbagliato nulla e ha parlato di una campagna di delegittimazione. Garofano era stato consulente della difesa di Sempio dal 2017 e ha rinunciato all'incarico il 1° ottobre 2025, dichiarando che la difesa non condivideva i suoi suggerimenti tecnico-scientifici.
Un precedente che pesa
Non è la prima volta che il lavoro del reparto finisce sotto contestazione. Nell'ottobre 2015, nell'aula di Bergamo dove si processava Massimo Bossetti per l'omicidio di Yara Gambirasio, il comandante del reparto di Parma, il colonnello Giampietro Lago, ammise che il filmato del furgone trasmesso da tutte le televisioni, con il marchio dei carabinieri, era stato montato e consegnato alla stampa per esigenze di comunicazione. Quel filmato non era agli atti del processo e una sola delle immagini riprendeva il mezzo dell'imputato.
Il procedimento aperto sulla deposizione di Lago fu archiviato nel dicembre 2016. Furono archiviate anche le querele che lo stesso ufficiale presentò contro diciotto giornalisti che avevano definito taroccato quel filmato: secondo l'ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Milano, ripresa dal quotidiano Il Dubbio, quella definizione rientra nella critica legittima, e il video fu uno spettacolo mediatico che ha leso la presunzione d'innocenza di un indagato.
Nelle aule e fuori
Nelle aule, finora, il lavoro del reparto ha retto. Il 6 ottobre 2026 la Corte d'assise di Bergamo ha respinto la richiesta di nuove analisi avanzata dalla difesa di Bossetti sui reperti del caso Yara. Nel maggio 2025 la Cassazione aveva chiuso la revisione del processo per la strage di Erba, dove le analisi dello stesso reparto erano state contestate con argomenti analoghi.
Resta la distanza fra quello che i giudici hanno stabilito e quello a cui l'opinione pubblica assiste: provette sparite, esami taciuti, documenti mai depositati e, undici anni fa, un filmato confezionato per i telegiornali. Un reparto nato per portare il metodo scientifico dentro un processo non dovrebbe trovarsi a costruire materiale per la stampa; e quando accade, e nessuno ne risponde, il danno non riguarda soltanto l'imputato di quel processo, ma la credibilità della prova scientifica in tutti i processi che verranno.
La procura di Pavia ha chiuso le indagini su Sempio il 28 settembre 2026, con il capo di incolpazione invariato, e la richiesta di rinvio a giudizio è attesa fra ottobre e novembre. Sarà in quell'aula che si misurerà quanto pesa ancora la parola del reparto.
Fonti
- Tg1, servizio di Giancarla Rondinelli sui reperti distrutti e intervista di Giacinto Pinto al comandante generale dei carabinieri Salvatore Luongo, 5 ottobre 2026
- Open, «Caso Garlasco: i reperti liquidi distrutti nel 2016 senza l'ok dei giudici», 5 ottobre 2026
- Tgcom24, «Delitto di Garlasco, alcuni reperti liquidi sarebbero stati distrutti nel 2016 prima dell'ok dei giudici», 5 ottobre 2026
- Adnkronos, «Caso Garlasco, Ris: Reperti sono stati distrutti senza infrangere nessuna regola», 6 ottobre 2026
- Fanpage, «Garlasco e l'impronta 33, così il Ris smonta la difesa di Stasi», 14 ottobre 2026
- Sky TG24, «Delitto di Garlasco, chi è Alberto Marino, l'ex capitano dei Ris che vuole parlare al processo», 12 ottobre 2026
- Gazzetta di Parma, «L'ex comandante del Ris Luciano Garofano: su Garlasco non penso che abbiamo sbagliato qualcosa», 15 ottobre 2026
- ParmaToday, «Garlasco, il legale di Alberto Stasi: ora abbiamo la certezza che qualcuno mente», 16 ottobre 2026
- Il Fatto Quotidiano, «Yara Gambirasio, video su furgone di Bossetti confezionato. Comandante Ris: fatto per esigenze comunicative», 3 novembre 2015
- BergamoNews, «Il video del furgone di Bossetti non era taroccato: archiviazione per il capo dei Ris», 13 dicembre 2016
- Il Sussidiario, che riprende dal quotidiano Il Dubbio l'ordinanza di archiviazione del gip di Milano sulle querele del comandante del Ris
- Il Giornale d'Italia, «Caso Yara Gambirasio, respinte le nuove analisi chieste da Bossetti», 6 ottobre 2026
- Corte di cassazione, sezione quinta penale, sentenza n. 18064 del 2025 sul rigetto della revisione per la strage di Erba, depositata il 13 maggio 2025
La vicenda è in evoluzione alla data di pubblicazione: la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio è attesa fra ottobre e novembre 2026 e il 16 ottobre la difesa di Alberto Stasi ha annunciato ulteriori elementi. Non è accertato quali campioni siano stati effettivamente distrutti nel 2016: sul mese le ricostruzioni giornalistiche e la relazione del reparto non coincidono, e in questo articolo è indicato il solo anno. Il contenuto dell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Milano è riportato da una sola fonte, che lo riprende dal quotidiano Il Dubbio.
