Franco Zanghì

Analisi, cronaca e politica internazionale

Cronaca  ·  2 novembre 2026

Canicattì, processo Xydi: confermate in appello sette condanne

Immagine generata con l'intelligenza artificiale: è una rappresentazione della vicenda, non una fotografia del fatto.

La Corte d'appello di Palermo conferma le pene del primo grado, fino a 29 anni. Dodici anni e un mese all'ex ispettore di polizia Filippo Pitruzzella, accusato di aver passato notizie riservate: lui sostiene di aver finto per arrivare a Messina Denaro. La sentenza non è definitiva.

di Franco Zanghì

Era un ispettore del commissariato di Canicattì. Per l'accusa, invece di indagare sul mandamento mafioso, gli passava informazioni. Lui ha sempre sostenuto il contrario: fingeva, dice, per arrivare a Matteo Messina Denaro. Nei giorni scorsi la Corte d'appello di Palermo ha confermato la sua condanna, e con la sua tutte le altre del rito ordinario.

L'operazione Xydi

Canicattì è un grosso centro dell'entroterra di Agrigento, in mezzo alle campagne dell'uva da tavola. Qui, nel 2021, è scattata l'operazione dei carabinieri del Ros, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, sulla riorganizzazione della mafia nella zona fra Canicattì, Campobello di Licata e Palma di Montechiaro.

Secondo l'accusa Cosa nostra e la Stidda, che in passato in questa provincia si erano fatte la guerra, avevano trovato un accordo per spartirsi gli affari, anche nell'intermediazione dei prodotti agricoli.

Le condanne già definitive

Una parte degli imputati ha scelto il rito abbreviato, e per loro le condanne sono definitive. Fra queste quella di Giancarlo Buggea, vent'anni, e quella di Angela Porcello, ex avvocata penalista di Agrigento e sua ex compagna: più di nove anni per associazione mafiosa.

L'appello

Gli altri hanno scelto il rito ordinario, e la Corte d'appello di Palermo ha confermato tutte e sette le condanne del primo grado. Antonino Chiazza, ritenuto dall'accusa al vertice della Stidda di Canicattì, ventinove anni. Giuseppe Falsone, indicato dagli inquirenti come storico capomafia dell'Agrigentino, ventidue anni. Pietro Fazio, diciotto anni.

Fra i condannati c'è anche Antonio Gallea, che sta già scontando l'ergastolo, in via definitiva, come uno dei mandanti dell'omicidio del giudice Rosario Livatino, ucciso nel 1990 sulla strada fra Canicattì e Agrigento.

L'ex ispettore

Il capitolo più delicato è quello dell'ex ispettore Filippo Pitruzzella: dodici anni e un mese per concorso esterno in associazione mafiosa. L'accusa gli contesta di aver passato informazioni riservate a Buggea e a Porcello e di aver aiutato a orientare le indagini contro i loro rivali.

La sua difesa sostiene che stava fingendo: si avvicinava alla coppia, dice, per raccogliere notizie utili a catturare Matteo Messina Denaro, allora il latitante più ricercato d'Italia. La Corte d'appello ha confermato la pena del primo grado.

Per i sette imputati del rito ordinario la sentenza è d'appello e non è definitiva: può essere impugnata in Cassazione, e fino alla sentenza definitiva vale per loro la presunzione d'innocenza. Un ex ispettore di polizia condannato a dodici anni continua a dire di aver lavorato per lo Stato: se le difese impugneranno, l'ultima parola toccherà alla Cassazione.

Fonti

  1. AgrigentoOggi, 30 ottobre 2026
  2. Sicilia24h, 30 ottobre 2026
  3. WLTV, 30 ottobre 2026
  4. Italyflash, 31 ottobre 2026
  5. Agrigento Notizie
  6. Giornale di Sicilia, 31 ottobre 2026
  7. La Sicilia

La sentenza d'appello non è definitiva: per i sette imputati del rito ordinario può essere impugnata in Cassazione.