Franco Zanghì

Analisi, cronaca e politica internazionale

Politica italiana  ·  2 novembre 2026

Meloni: «Il Quirinale non è nei miei piani»

Immagine generata con l'intelligenza artificiale: è una rappresentazione della vicenda, non una fotografia del fatto.

Nel nuovo libro di Bruno Vespa la presidente del Consiglio esclude la corsa al Colle e chiede altri cinque anni a Palazzo Chigi. Ma difende l’idea che un conservatore possa salirvi, e parla di «razzismo culturale».

di Franco Zanghì

Quando un presidente del Consiglio dice «non è nei miei piani», di solito la notizia finisce lì. Questa volta no: nella stessa risposta Giorgia Meloni ha aperto un’altra questione, e riguarda la partita del Quirinale.

Le parole e dove stanno

Le dichiarazioni sono contenute in «Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein», il nuovo libro di Bruno Vespa pubblicato da Mondadori e Rai Libri, in libreria da oggi. È lo stesso volume da cui era uscita, qualche giorno fa, la chiusura della presidente del Consiglio a Roberto Vannacci.

Sul Colle, Meloni dice di essere totalmente concentrata a chiudere bene questo mandato e a chiedere agli italiani di confermarle la fiducia per altri cinque anni. «Il Quirinale non è nei miei piani», afferma.

Subito dopo arriva il resto. Non si capisce, dice, perchè debba fare scandalo l’idea che una personalità di cultura conservatrice possa un giorno ambire a quel ruolo. E usa un’espressione forte: trova insopportabile quello che chiama razzismo culturale, per il quale una parte degli italiani, la metà o più, dovrebbe sempre essere considerata figlia di un dio minore. Parla anche di una concezione proprietaria del Quirinale.

I numeri della partita

Dal 1992 a oggi al Quirinale sono saliti quattro presidenti: Oscar Luigi Scalfaro, democristiano; Carlo Azeglio Ciampi, ex governatore della Banca d’Italia; Giorgio Napolitano, che veniva dal Partito comunista; Sergio Mattarella, democristiano, poi rieletto nel 2022. Storie diverse, nessuna proveniente dalla cultura della destra.

Il secondo mandato di Mattarella scade all’inizio del 2029. Il successore lo eleggeranno deputati, senatori e delegati regionali, cioè il Parlamento che uscirà dalle politiche del 2027. Chi vince quelle elezioni avrà in mano, con ogni probabilita’, anche la scelta del Colle. E il presidente della Repubblica resta in carica sette anni: scioglie le Camere, firma le leggi, presiede il Consiglio superiore della magistratura.

Il punto

Su un punto Meloni ha ragione: il Quirinale non è proprietà di nessuno, e sostenere che una personalità di destra non possa occuparlo è un pregiudizio. Chi governa con il voto degli italiani ha il diritto di dirlo.

Ma la notizia vera è l’altra metà della risposta: la presidente del Consiglio vuole altri cinque anni a Palazzo Chigi. Non sta preparando un’uscita verso il Colle, sta preparando la campagna elettorale. E le parole sul Quirinale servono anche a dire agli elettori del centrodestra che la posta del prossimo voto è doppia.

Resta l’obiezione di chi la critica, e va riportata: il presidente della Repubblica deve essere una figura di garanzia per tutti, e chi guida un partito non dovrebbe nemmeno parlarne. È un’obiezione seria. Vale, pero’, per chiunque: anche per chi, a sinistra, della stessa partita parla da anni.