Cronaca · 2 novembre 2026
Niscemi, scarichi in un’area a rischio: sequestrata un’azienda agricola
La polizia ha trovato due invasi artificiali senza autorizzazione in un terreno classificato a elevata pericolosità idrogeologica. La procura di Gela ha disposto il sequestro, l’amministratore è stato denunciato.
di Franco Zanghì
Niscemi, in provincia di Caltanissetta: la città della grande frana di gennaio. Qui, in un’area classificata a elevata pericolosità idrogeologica, la polizia ha trovato due invasi artificiali pieni dei liquidi di lavorazione di un’azienda agricola. In parte servivano a irrigare un terreno vicino; in parte, secondo gli investigatori, finivano a valle.
Il controllo e il sequestro
Gli agenti del commissariato di Niscemi hanno controllato un terreno riconducibile a un’azienda che trasforma prodotti agricoli. Dentro c’erano due invasi artificiali, uno con un liquido rosa e uno con un liquido verde, realizzati senza le autorizzazioni previste.
La procura di Gela ha disposto il sequestro dell’azienda e dei terreni, e il giudice per le indagini preliminari lo ha convalidato. L’amministratore della società è stato denunciato per violazione del codice dell’ambiente: per lui, come per chiunque, vale la presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva. Le fonti non ne pubblicano il nome, e nemmeno quello dell’azienda.
Che cosa c’era dentro, ancora non si sa
Arpa Sicilia ha prelevato campioni d’acqua dai due invasi. Saranno le analisi a dire che cosa contenessero: al momento la composizione dei liquidi non è nota, e nessuna fonte la indica.
È la differenza fra quello che si vede e quello che si sa: che i due invasi ci fossero, e che non avessero le autorizzazioni, è l’oggetto del sequestro; che cosa contenessero, e con quali conseguenze per il terreno e per le falde, lo diranno i laboratori.
Una cosa va detta con chiarezza: nessuno, allo stato, collega queste vasche ai movimenti del terreno di Niscemi. Ma in un territorio dove la terra si è già mossa, l’acqua che si infiltra dove non dovrebbe non è un dettaglio di poco conto.
La classificazione a elevata pericolosità idrogeologica non è un’etichetta formale: indica un’area in cui il terreno è considerato instabile e in cui, proprio per questo, gli scarichi al suolo sono soggetti ad autorizzazione. Qui l’autorizzazione, secondo gli accertamenti della polizia, non c’era.
Le domande aperte
Da quanto tempo quei liquidi finivano lì? Chi doveva controllare un’area già segnata come pericolosa? E quanti altri invasi dello stesso tipo ci sono, nelle campagne intorno?
Fonti
- LiveSicilia, 31 ottobre 2026
- Quotidiano di Sicilia, 31 ottobre 2026
- ilSicilia, 31 ottobre 2026
- Gazzetta del Sud, 31 ottobre 2026
Le analisi dell’Arpa sui campioni prelevati nei due invasi erano ancora in corso alla data di pubblicazione.
