Franco Zanghì

Analisi, cronaca e politica internazionale

Sicilia  ·  1 novembre 2026

«Amici a Roma, nemici a Palermo»: il centrodestra siciliano contro De Luca

Immagine generata con l'intelligenza artificiale: è una rappresentazione della vicenda, non una fotografia del fatto.

Sud chiama Nord ha un accordo nazionale con Fratelli d'Italia, ma Cateno De Luca annuncia in Sicilia un «governo di liberazione» con assessori del Pd e del M5s. Udc, Noi Moderati e Futuro Nazionale chiedono un chiarimento.

di Franco Zanghì

«Amici a Roma, nemici a Palermo». È la frase che in queste ore rimbalza nel centrodestra siciliano, e il bersaglio è uno solo: Cateno De Luca.

Il nodo

Sud chiama Nord, il movimento di De Luca, ha un accordo con Fratelli d'Italia a livello nazionale. Ma De Luca vuole le mani libere in Sicilia, dove è candidato alla presidenza della Regione. In un'intervista ha annunciato un futuro «governo di liberazione» con dentro assessori del Partito democratico e del Movimento 5 stelle, facendo anche tre nomi: Luigi Sunseri, del Movimento, al Bilancio; Nello Dipasquale, del Partito democratico, all'Agricoltura; Fabio Venezia, sempre del Partito democratico, ai Beni culturali.

Le reazioni

Saverio Romano, di Noi Moderati, lo ha avvertito di non tenere «un piede in due scarpe» e ha chiesto un tavolo urgente del centrodestra regionale. Decio Terrana, coordinatore dell'Udc in Sicilia, ha detto che non si può essere alleati nella Capitale e avversari in Sicilia. Tommaso Calderone, responsabile regionale di Futuro Nazionale, si è rivolto direttamente a Giorgia Meloni chiedendole di rivedere l'alleanza con chi ha, parole sue, un «curriculum contraddittorio», e domandando se si stia tornando alla politica dei due forni.

La politica dei due forni è l'espressione con cui si indicava la strategia della Democrazia cristiana che teneva aperti allo stesso tempo due possibili alleati, per poter scegliere all'ultimo momento quello più conveniente. Usata oggi è un'accusa: significa dire che l'alleato non ha scelto da che parte sta, e che tiene aperte le porte per contrattare meglio.

Da Fratelli d'Italia, per ora, nessuna risposta ufficiale. E da De Luca nessuna replica a queste critiche.

Il punto

Un'alleanza o c'è o non c'è. Se a Roma si sta insieme e a Palermo si governa con gli avversari, chi vota non capisce più per chi sta votando. Non è una questione di coerenza astratta: è la ragione per cui un elettore sceglie un simbolo invece di un altro.

Restano due domande. Fratelli d'Italia accetterà le mani libere di De Luca in Sicilia? E il governo guidato da Renato Schifani, con un alleato che prepara già la giunta del dopo, quanto può reggere?