Franco Zanghì

Analisi, cronaca e politica internazionale

Sicilia  ·  31 ottobre 2026

Cinghiali e maiali ibridi: la Sicilia chiede lo stato di emergenza

Immagine generata con l'intelligenza artificiale: è una rappresentazione della vicenda, non una fotografia del fatto.

Il Parco delle Madonie parla di un numero incontrollabile di animali, un campo scout è stato evacuato nel Ragusano, i sindaci chiedono deroghe. E con il calendario venatorio annullato il problema rischia di crescere.

di Franco Zanghì

Branchi che scendono dai boschi, attraversano le strade, entrano negli orti e arrivano fino alle case. E non sono soltanto cinghiali: in molte zone sono incroci con il maiale domestico, nati da anni di pascolo brado. Animali più grossi, che fanno più piccoli e che spesso non hanno paura dell'uomo.

Dove siamo arrivati

Il Parco delle Madonie ha chiesto alla Regione di riconoscere lo stato di emergenza per cinghiali e daini, e parla di un numero spropositato e incontrollabile di animali. Nel Ragusano, a Cava d'Ispica, è stato evacuato un campo scout con un centinaio di ragazzi. A Piazza Armerina strade, orti e periferie sono assediati. A Palazzolo Acreide il sindaco chiede deroghe e fondi. E sui Nebrodi, a Galati Mamertino, il sindaco ha firmato un'ordinanza per l'abbattimento dei suini che circolavano vicino a parchi e locali pubblici.

Il capitolo sanitario

Il servizio veterinario dell'Asp, citato in quell'ordinanza, avverte che più suidi selvatici vuol dire più rischio di malattie trasmissibili all'uomo: tubercolosi, brucellosi, trichinellosi, toxoplasmosi. E c'è un pericolo in più: la carne di animali abbattuti o catturati che finisce macellata di nascosto, senza nessun controllo veterinario, e arriva sulle tavole.

Poi ci sono gli agricoltori. Raccolti distrutti in una notte, recinzioni sfondate, indennizzi che arrivano tardi o non arrivano: la Coldiretti parla da tempo di danni incalcolabili.

Il nodo del piano faunistico

Il Tar di Palermo ha annullato il calendario venatorio perché il piano faunistico regionale è scaduto dal 2018. Le associazioni che hanno fatto ricorso avevano le loro ragioni, e la sentenza lo dice chiaro: le regole vanno rispettate. Ma una cosa è la caccia, un'altra è il controllo di una popolazione animale che è fuori controllo, e quello non può fermarsi. Servono piani di contenimento veri, personale formato, controlli veterinari sulla carne.

Le domande, allora, sono queste. Quanto deve aspettare ancora un agricoltore? Chi risponde se un branco provoca un incidente su una statale? E la Regione, che non ha rifatto il piano faunistico, un piano per i cinghiali ce l'ha? Qui non serve un'altra sentenza: servono provvedimenti.