Attualità · 26 ottobre 2026
Dove sta davvero il pericolo islamico, fra i numeri di Europol e la Sicilia
Gli attacchi jihadisti completati in Europa passano da 6 a 9 e gli arresti da 289 a 347. In Italia, però, gli attentati del 2025 sono tutti di altra matrice. I conti veri, e perché la Sicilia araba non è il racconto che ci hanno insegnato.
di Franco Zanghì
Mazara del Vallo, 14 giugno dell'827. Sulla spiaggia sbarca una flotta partita dalla Tunisia, la guida Asad ibn al-Furat, giurista e comandante. A chiamarla non è un nemico: è un ammiraglio bizantino ribelle, Eufemio, che voleva farsi imperatore e per riuscirci ha aperto la porta di casa. Comincia così la Sicilia musulmana, e conviene partire da qui, perché chi non sa da dove viene non capisce nemmeno dove sta andando.
I numeri, che sono di Europol
Nel rapporto di Europol del luglio 2026, con i dati del 2025, gli attacchi jihadisti portati a termine in Europa passano da 6 a 9. Gli arrestati per terrorismo jihadista nell'Unione europea passano da 289 a 347: sono il 71 per cento di tutti gli arresti per terrorismo, più di sette su dieci. In Italia gli arresti per jihadismo sono 26 su 48 totali.
Dietro i numeri ci sono i fatti. A Berlino, al Tiergarten, durante il Pride del 26 luglio, un furgone sulla folla e poi il machete: una donna morta, 29 feriti, l'autore ucciso dalla polizia. Le autorità tedesche lo chiamano attentato islamista. A Modena l'auto lanciata sui passanti il 16 maggio ha fatto otto feriti: una di loro, Monica Esposito, è morta a luglio dopo 67 giorni di ricovero. La perizia del giudice ha stabilito che era capace di intendere e di volere, pur con un disturbo psichiatrico; la difesa la contesta, e la finalità di terrorismo non gli è contestata. A Genova Mohammad Hannoun, accusato di aver finanziato Hamas, resta in carcere: la Cassazione, a ottobre, ha respinto anche il secondo ricorso. A Milano Youssef Siher è in carcere da sabato 24 ottobre, accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo; la Procura dice che non è lui la mente dei disordini del 17 ottobre, e il movimento che amministrava viene descritto con un'impronta vicina ai collettivi della sinistra radicale. Per tutti, nessuno escluso, vale la presunzione d'innocenza fino alla sentenza definitiva.
Il pericolo sta nell'incrocio
E allora dov'è il pericolo islamico, se a Modena il terrorismo non è contestato e a Milano c'entrano i collettivi? Sta nell'incrocio. Ragazzi senza guida, rabbia, una rete che nessuno guarda: chiunque passi di lì, un predicatore, un agitatore o un malato di mente, li trova già pronti.
E c'è il dato che gioca contro la tesi facile: nel 2025 Europol ha contato in Italia 11 attentati, e nessuno era jihadista, erano tutti di estrema sinistra o anarchici. I due fenomeni non si escludono, si sommano. Quello jihadista, da noi, non è più piccolo: è soltanto più giovane.
Torniamo in Sicilia
Palermo cade nell'831, dopo un anno d'assedio. Siracusa nell'878, dopo nove mesi di assedio, con saccheggio e schiavitù. Taormina nel 902, Rometta, l'ultima roccaforte, nel 965. Quasi 140 anni per prendere un'isola: altro che arrivo pacifico. Poi l'emirato, un secolo di governo, poi le signorie locali che si fanno la guerra fra loro, finché uno dei signori, per battere gli altri, chiama i Normanni. La storia si ripete identica: chi apre la porta per un interesse suo, poi non la richiude più. Ruggero sbarca vicino a Messina nel 1061, Palermo cade nel 1072, Noto, l'ultima, nel 1091.
Che cosa ci hanno lasciato? Tanto, e non c'è nessun problema a dirlo. Gli agrumi, la canna da zucchero, il pistacchio, i canali per l'acqua, e le parole che usiamo ancora senza saperlo: zagara, gebbia, giuggiulena, burnia, taliàri, mischinu.
L'età d'oro che non c'è mai stata
C'è l'altra metà della storia, quella che nei convegni non si racconta. L'età d'oro e la convivenza felice sono un racconto dell'Ottocento, nato con Michele Amari, grande storico e anticlericale convinto, e c'è chi pensa che la sua simpatia per gli emiri nascesse anche dall'antipatia per la Chiesa. I cristiani di allora vivevano da sudditi di seconda classe: pagavano una tassa in più per la loro fede, non potevano costruire chiese nuove, e i vescovadi venivano soppressi. Era tolleranza, sì: la tolleranza di chi comanda verso chi paga.
E quando i Normanni hanno rovesciato i ruoli, la tolleranza è durata finché faceva comodo a loro: il pogrom del 1161, le rivolte, e poi Federico secondo, che deporta i musulmani a Lucera, in Puglia, dove nel 1300 la colonia viene rasa al suolo. A metà del Duecento la Sicilia era un'isola quasi tutta cristiana. Né santi né martiri, da nessuna delle due parti.
La lezione è una sola: la convivenza ha funzionato quando c'erano regole chiare e qualcuno che le faceva rispettare, ed è finita nel sangue quando una parte ha preteso di imporre le sue all'altra. Non c'è nessuna guerra di religione da combattere, ma c'è uno Stato che deve smettere di avere paura di farsi rispettare.
Il figlio nato qui
Oggi in Sicilia vivono circa 206.000 stranieri, i tunisini sono la seconda comunità, e a Mazara, proprio dove tutto è cominciato, sono due stranieri su tre. Lavorano, pescano, mandano i figli a scuola, e il problema non sono loro. Il problema è il figlio nato qui, che non si sente né di qui né di là, e che trova in rete qualcuno che gli regala un'identità, un nemico e un'arma. E noi che cosa gli diamo, oltre a un sussidio e a un selfie del sindaco alla festa dell'integrazione?
Si torna alla politica, perché è lì che si decide. Il centrodestra ha ragione quando chiede controlli in rete, espulsioni rapide e certezza della pena, e sbaglia quando lascia che il tema lo trasformi in slogan chi di slogan vive, e penso a Vannacci. La sinistra sbaglia quando, per paura di sembrare islamofoba, chiude gli occhi e chiama integrazione quello che è abbandono. E il Partito democratico, su questo, dovrebbe decidere da che parte sta, invece di inseguire Avs, che sulla sicurezza non ha mai detto una cosa seria in vita sua.
Per correttezza, le ragioni degli altri: la stragrande maggioranza dei musulmani che vivono in Italia non c'entra nulla con tutto questo, e dalla Sicilia araba l'isola è uscita più ricca. È vero. Ma la memoria serve a non ripetere gli errori, non a rimpiangere un'età d'oro che non c'è mai stata.
Fonti
- Europol, «European Union Terrorism Situation and Trend Report 2026», dati 2025, pubblicato il 13 luglio 2026
- eucrim, Cornelia Riehle, «Europol TE-SAT 2026», 15 settembre 2026
- il Giornale, «L'attacco islamista al Gay Pride di Berlino: una vittima e 29 feriti, ucciso il terrorista», 26 luglio 2026
- LaPresse, «Modena, auto sulla folla: per i periti del gip El Koudri era capace di intendere e volere», 2 ottobre 2026
- Asaps, «Auto sulla folla a Modena, è morta Monica Esposito», luglio 2026
- La Voce di Genova, «Presunti fondi ad Hamas, la Cassazione respinge i ricorsi: Hannoun e Dawoud restano in carcere», 10 ottobre 2026
- Il Post, «Di cosa è accusato Youssef Siher», 26 ottobre 2026
I dati di Europol sul 2025 sono quelli dell'ultimo rapporto disponibile alla data di pubblicazione e vengono rivisti nelle edizioni successive. Le posizioni processuali citate sono tutte in corso: la perizia sull'imputato di Modena è contestata dalla difesa, il procedimento su Mohammad Hannoun è nella fase cautelare, e per Youssef Siher, alla pubblicazione di questa pagina, l'interrogatorio di convalida del fermo non si era ancora tenuto. Il numero degli stranieri residenti in Sicilia è arrotondato.
