Franco Zanghì

Analisi, cronaca e politica internazionale

Politica italiana  ·  27 ottobre 2026

Le tessere di Futuro Nazionale e la regola che cambia da Sassari a Civitanova

Immagine generata con l'intelligenza artificiale: è una rappresentazione della vicenda, non una fotografia del fatto.

Lo stesso indirizzo per centinaia di iscritti: a Sassari il partito di Vannacci lo ha contestato, a Civitanova Marche lo chiama procedura. Poi la Puglia e la Calabria. Un partito che non sa dire quanti iscritti ha, e le garanzie che restano.

di Franco Zanghì

Futuro Nazionale si presenta come il partito dell'ordine e della disciplina, e oggi non riesce a dire con certezza quanti iscritti ha. È questa la notizia, ed è il motivo per cui il caso delle tessere del partito di Roberto Vannacci non riguarda solo Vannacci.

I numeri li ha messi in giro il partito stesso. A giugno, all'assemblea costituente di Roma, si parlava di 85.000 iscritti in 1.100 comitati, nati al ritmo di decine al giorno. Un'organizzazione che cresce così in pochi mesi, e che nei sondaggi sta fra il 4 e il 5 per cento, conta le tessere come prova della propria forza. E proprio le tessere, adesso, sono il problema.

Sassari: il partito contesta le sue stesse tessere

A settembre un comitato di Sassari annuncia che i suoi 500 iscritti lasciano il partito per passare con Marco Rizzo. Il coordinatore sardo, Gianluca Dessì, risponde che 488 di quelle tessere avevano lo stesso telefono, la stessa email e lo stesso indirizzo, quello di un'edicola, e che il referente del comitato da mesi chiedeva un incarico.

Il referente, Marcello Orrù, replica che all'edicola si andavano a ritirare le tessere e che accanto c'era perfino un cartello. Chi abbia ragione non si sa. Si sa però che, a dire che quelle tessere andavano verificate, è stato il partito.

Civitanova Marche: l'indirizzo unico diventa una procedura

Il secondo caso è di ottobre, a Civitanova Marche. Il sindaco, Fabrizio Ciarapica, è anche il coordinatore regionale di Futuro Nazionale, e due settimane fa ha superato per un paio di voti una mozione di sfiducia. Secondo Cronache Maceratesi, 226 nominativi su 270 indicati come iscritti risultano all'indirizzo di un dipendente comunale che nel partito è responsabile organizzativo.

Nella lista, che va ancora verificata, c'è chi giura di non essersi mai iscritto, compreso un ex vicesindaco con una lunga storia a sinistra. L'avvocato Tiziano Luzi ha annunciato un ricorso al Garante della privacy e non esclude un esposto in procura. Qui la spiegazione del partito si capovolge: l'indirizzo unico non è più un'anomalia, è la procedura normale per spedire le tessere a un referente che poi le distribuisce.

Puglia e Calabria

In Puglia, secondo la Repubblica, ripresa da altre testate, ci sono studenti minorenni che dicono di essere stati tesserati senza saperlo, con recapiti che rimandano a un coordinatore locale del partito. Prima ancora, a luglio, a Lamezia Terme, due comitati con circa 600 tesserati avevano restituito la tessera accusando i vertici di nomine calate dall'alto.

La posizione dell'autore

Futuro Nazionale io non lo prendo sul serio, e questa storia mi dà ragione. Un partito si giudica da come tratta le regole quando le regole gli danno fastidio, e qui la regola cambia a seconda di chi la tocca: se l'indirizzo unico è di un dissidente che se ne va, è un sospetto; se è di un fedelissimo che resta, è logistica. Non è serietà. È il vecchio vizio dei partiti italiani, quello delle tessere a pacchi e dei congressi gonfiati, solo con la divisa addosso.

C'è poi un'altra cosa che non torna. Un partito nuovo si vende come diverso dagli altri, come quello della meritocrazia e della trasparenza. Poi arrivano le nomine dall'alto in Calabria, le tessere all'edicola in Sardegna, il condominio a Civitanova. Quanto vale un sondaggio al 5 per cento, se non si sa quanti dei propri iscritti esistono davvero? E chi controlla chi tessera chi?

Le garanzie

Nessuno, a oggi, risulta indagato. Futuro Nazionale ha presentato due denunce, per estorsione e per ricettazione, contro persone che non ha nominato, e sostiene che l'elenco di Civitanova non porta il suo timbro e potrebbe essere stato manipolato. Ciarapica parla di illazioni e difende chi si è iscritto con convinzione. E molti di quei nomi, secondo gli stessi giornali, corrispondono a persone che si sono iscritte davvero.

Saranno il Garante della privacy, se il ricorso annunciato arriverà, e forse una procura a dire come è nata quella lista. La domanda politica, però, non ha bisogno di un giudice: se un partito non sa dire quanti sono i suoi iscritti, come pensa di convincere gli italiani che sa governare?