Politica italiana · 31 ottobre 2026
Lo scontro fra governo e magistratura visto dal palco di Atreju
La parola «vergognosa» di Giorgia Meloni non nasce dal nulla. Dieci mesi fa, in campagna referendaria, una ex magistrata oggi deputata della Lega raccontava dal palco che cosa leggeva nelle liste di posta delle correnti progressiste.
di Franco Zanghì
Questa settimana Giorgia Meloni ha chiamato «vergognosa» la decisione di una giudice, e in molti hanno detto che i toni si sono alzati troppo. Ma per capire fin dove erano già arrivati bisogna tornare indietro di dieci mesi, alla campagna per il referendum sulla giustizia.
Il palco di Atreju, 12 dicembre 2025
Roma, giardini di Castel Sant'Angelo. È Atreju, la festa di Fratelli d'Italia, e sul palco si discute della riforma della giustizia, quella della separazione delle carriere: al referendum mancano poco più di tre mesi. All'incontro siedono fra gli altri il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi, il deputato del Movimento 5 stelle Alfonso Colucci e il giornalista Alessandro Sallusti. Prende il microfono Simonetta Matone, deputata della Lega, per anni magistrata.
Matone racconta di essere iscritta alle liste di posta di Area e di Magistratura democratica, le due correnti progressiste dei magistrati, per studiare — parole sue — chi le si contrappone. E dice che cosa ci avrebbe trovato: istruzioni per l'uso su come vanificare il decreto Cutro, la legge del governo sui migranti. È la sua versione, e una replica delle due correnti a quelle parole non risulta.
Poi parla di una magistrata senza nominarla, con parole molto dure, delle quali lei stessa chiede scusa per la volgarità. L'intervento non è una confidenza fatta a pochi: è un intervento pubblico, davanti a una sala piena, ripreso in video.
Chi è la magistrata di cui parlava
È Iolanda Apostolico, giudice a Catania. Nell'autunno del 2023 non convalidò il trattenimento di alcuni migranti tunisini a Pozzallo, previsto dal decreto Cutro: secondo la sua decisione il fatto di provenire da un paese considerato sicuro non bastava, da solo, a giustificare la detenzione senza un esame individuale. Non dichiarò la Tunisia paese non sicuro, come invece è stato scritto in più occasioni. Si è dimessa dalla magistratura il 4 dicembre 2024.
Nell'agosto del 2025 la Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito che i giudici devono poter verificare la designazione dei paesi sicuri. Chi difende Apostolico sostiene, su questo, che abbia applicato il diritto europeo e non sabotato una legge.
Le liste di posta e il caso Patarnello
Le liste di posta dei magistrati non sono una fantasia. Nell'ottobre del 2024, in quella dell'Associazione nazionale magistrati, il sostituto procuratore generale in Cassazione Marco Patarnello scrisse ai colleghi che l'azione di Meloni era molto più pericolosa e insidiosa di quella di Berlusconi, perché lei non si muove per interessi personali. La mail uscì sui giornali, pubblicata da Il Tempo. Il governo protestò, l'Associazione rispose che andava letta per intero e al Consiglio superiore della magistratura la prima commissione propose l'archiviazione: corrispondenza privata, libera manifestazione del pensiero, con un richiamo generico all'imparzialità e nessuna azione disciplinare.
Nello stesso intervento Matone torna anche sul caso Palamara, radiato dalla magistratura nel 2020 e autore, con Sallusti, del libro «Il Sistema». Palamara è stato radiato. Il Consiglio superiore non è stato sciolto.
Il punto
Mettiamo in fila. Lo scontro non è nato con il referendum e nemmeno con il caso Siher. Viene da lontano, attraversa gli anni di Berlusconi e invece di calmarsi è cresciuto. La campagna referendaria lo ha solo portato alla luce del sole, sui palchi. Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani hanno bocciato la riforma, con il 53,7 per cento di no e un'affluenza del 58,9 per cento, ma il problema delle correnti è rimasto dov'era.
E il caso Siher è l'ultima puntata: la giudice di Milano non convalida il fermo, Meloni parla di decisione vergognosa, i vertici del tribunale rispondono che quelle parole sono irricevibili. Al Consiglio superiore è arrivata la richiesta di una pratica a tutela della giudice, mentre il ministro Carlo Nordio esclude l'invio di ispettori e trova improprio che i magistrati si lamentino delle critiche.
La parola «vergognosa» si poteva evitare. Ma chiamare tutto questo un attacco del governo alla magistratura vuol dire guardare metà del quadro. Se è vero quello che racconta Matone, un governo eletto fa una legge e una parte della magistratura, organizzata in correnti, studia come non applicarla. Il compito dei giudici è applicare le leggi, non smontarle, e quando questo accade la reazione della politica è legittima.
Vanno dette però anche le ragioni degli altri: chi difende Apostolico ricorda la sentenza europea sui paesi sicuri, e chi ha votato no al referendum sostiene che la riforma avrebbe indebolito l'indipendenza dei pubblici ministeri. È lo stesso motivo per cui quel video di dieci mesi fa andava riascoltato per intero, e non ridotto a una frase.
Fonti
- Intervento di Simonetta Matone ad Atreju 2025, Castel Sant'Angelo, Roma, 12 dicembre 2025, incontro «Una riforma a lungo attesa: i nuovi Csm e l'Alta Corte disciplinare», ripreso in video
- Radio Radicale, palinsesto e registrazione dell'incontro di Atreju, 12 dicembre 2025
- Il Resto del Carlino, esito del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere, 23 marzo 2026
- Il Tempo, pubblicazione della mail di Marco Patarnello nella lista dell'Anm, 20 ottobre 2024
- Il Fatto Quotidiano, proposta di archiviazione della prima commissione del Csm sul caso Patarnello, 12 aprile 2025
- Agi, dimissioni di Iolanda Apostolico dalla magistratura, 4 dicembre 2024
- Sky TG24 e Il Post, sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea sui paesi sicuri, 1 agosto 2025
- L'Espresso, richiesta di pratica a tutela al Csm e posizione del ministro Nordio sul caso Siher, 29 ottobre 2026
L'accusa di Matone sulle liste di posta di Area e Magistratura democratica è una sua affermazione, non verificata; una replica delle due correnti a quelle parole non risulta. Le parole più dure pronunciate dal palco sono riportate nel video dell'intervento e sono attribuite a lei, che nello stesso intervento si scusa per la volgarità. Il presidente citato in apertura del video non è identificabile con certezza e per questo non è nominato.
