Franco Zanghì

Analisi, cronaca e politica internazionale

Cronaca  ·  28 ottobre 2026

La gip di Milano non convalida il fermo di Youssef Siher: torna libero

Immagine generata con l'intelligenza artificiale: è una rappresentazione della vicenda, non una fotografia del fatto.

Per la giudice Tiziana Landoni nei post dell'amministratore del Movimento 17 ottobre non si prospettano azioni violente, e mancano il pericolo di fuga e quello di ripetere il reato. L'indagine resta aperta.

di Franco Zanghì

La giudice per le indagini preliminari di Milano Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo di Youssef Siher e ha respinto la richiesta della procura di tenerlo in carcere. Il trentenne, indagato come amministratore del canale Telegram e della pagina Instagram del Movimento 17 ottobre, ha lasciato San Vittore senza alcuna misura cautelare, nemmeno alternativa al carcere.

Siher, ricercatore e attivista per la causa palestinese, è italiano di seconda generazione, cresciuto nel Bresciano in una famiglia di origine marocchina. Era stato fermato nella notte fra venerdì e sabato, dopo una giornata in questura. La procura gli contesta l'istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, il reato introdotto dall'ultimo decreto del governo dopo i saccheggi del 17 e 18 ottobre nel centro di Milano.

Che cosa ha scritto la giudice

Per la gip mancano le esigenze cautelari, cioè il pericolo di fuga e quello di ripetere i reati, che i pubblici ministeri avevano indicato per chiedere il carcere. Nei post di Siher, scrive, non si prospettano mai azioni violente, e le violenze del 17 e del 18 ottobre non vengono nemmeno citate: si evoca la disobbedienza civile e si organizzano manifestazioni, ma non si istiga. Sul pericolo di fuga non ci sarebbero elementi concreti, e il rifiuto di consegnare la password del telefono viene considerato un dato neutro.

Secondo il Giornale, la giudice ritiene che in questa fase non ci siano nemmeno gravi indizi di colpevolezza. Il Corriere della Sera riferisce che, per la gip, non c'erano fondate ragioni giuridiche nemmeno per il fermo, perché le condotte contestate non rientrano nei reati ipotizzati.

Che cosa non ha deciso

La decisione riguarda soltanto la libertà dell'indagato, oggi. Non è un'assoluzione e non chiude l'inchiesta: le indagini della procura vanno avanti, e la decisione può essere impugnata. Il 29 ottobre non risultava depositato alcun ricorso: la procura può ricorrere in Cassazione contro la mancata convalida del fermo, oppure appellarsi al tribunale contro il rigetto della custodia cautelare.

All'udienza di convalida Siher non ha risposto alle domande. I suoi difensori, Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, sostengono che non ha commesso reati e che ha esercitato diritti garantiti dalla Costituzione. Il canale era stato aperto la sera del 18 ottobre e, secondo il Corriere della Sera, era arrivato a 11.000 iscritti su Telegram e a 50.000 su Instagram.

Per Youssef Siher, come per ogni indagato, vale la presunzione d'innocenza fino alla sentenza definitiva.

Fonti

  1. Corriere della Sera, articolo di Luigi Ferrarella sulla mancata convalida del fermo, 28 ottobre 2026
  2. Il Post, «Youssef Siher è stato scarcerato», 28 ottobre 2026
  3. Il Fatto Quotidiano, «Youssef Siher scarcerato: la gip smonta le accuse della Procura», 28 ottobre 2026
  4. Il Giorno, «Youssef Siher ha lasciato il carcere. La gip non convalida il fermo: Mai inneggiato alla violenza», 28 ottobre 2026
  5. Tgcom24, «Evoca disobbedienza civile, non incita alla violenza: Youssef Siher torna libero», 28 ottobre 2026
  6. il Giornale, «Youssef Siher torna in libertà: il gip non convalida il fermo», 28 ottobre 2026
  7. Il Moderatore, «Caso Siher: chi può impugnare la decisione?», 29 ottobre 2026
  8. Ansa, «Youssef Siher davanti al gip, sceglie di non rispondere», 27 ottobre 2026

Alla data di pubblicazione le motivazioni della giudice erano note dai resoconti di stampa; la lettura sulle fattispecie non configurabili è del solo Corriere della Sera, e il dato sugli iscritti ai canali è della stessa testata. Non risulta impugnata la decisione.