Franco Zanghì

Analisi, cronaca e politica internazionale

Cronaca  ·  26 ottobre 2026

Omicidio di Noemi a Riposto, due mesi dopo manca ancora un secondo nome

Immagine generata con l'intelligenza artificiale: è una rappresentazione della vicenda, non una fotografia del fatto.

Una via di fuga sui tetti ricostruita con il drone, impronte su un palo della luce, tracce biologiche sotto le unghie. Gli elementi si accumulano, l'unico indagato resta uno solo, e perfino la sua difesa sostiene che a uccidere sia stato un altro.

di Franco Zanghì

Sono passati due mesi dall'omicidio di Noemi, a Riposto, e il quadro che esce dalle indagini è più ricco di quello di agosto: una possibile via di fuga ricostruita con il drone, impronte digitali, tracce biologiche. Quello che manca è sempre lo stesso: un secondo nome.

Per chi non ha seguito la vicenda, il punto di partenza. Noemi aveva 33 anni e tre figli, ed è stata trovata morta il 23 agosto nella sua casa di Riposto, impiccata in cucina, dopo un incendio. Secondo l'autopsia era già morta quando le fiamme sono divampate, e per questo la Procura di Catania procede per omicidio. L'unico indagato è Toni Proietto, un amico, che nega ogni responsabilità e sostiene che lei gli avesse mostrato una corda in videochiamata, dicendogli di voler farla finita.

Che cosa hanno trovato i carabinieri

I carabinieri del Ris sono tornati per la terza volta nella casa. Con l'aiuto di un drone hanno ricostruito una possibile via di fuga che corre sui terrazzini, sui muretti e sui tetti, scelta in modo da evitare le telecamere. Sarebbero state trovate impronte digitali su un palo della luce, e una telecamera avrebbe ripreso un uomo che si cala da lì: su questo passaggio, però, non c'è conferma ufficiale, e va preso per quello che è, cioè una ricostruzione riportata dalla stampa locale.

Sotto le unghie di Noemi sono state isolate tracce biologiche. Gli esiti si aspettano.

Perché un profilo genetico non basta

Qui sta la risposta alla domanda che si fanno in molti: se ci sono tracce, perché non c'è un nome. Perché un profilo genetico dà un nome soltanto quando c'è qualcuno con cui confrontarlo. Senza un termine di paragone resta un codice, e sui risultati, per ora, non si sa nulla.

C'è un fatto che merita di essere detto per intero. Anche l'avvocato di Toni Proietto sostiene che Noemi sia stata uccisa e che l'assassino sia un'altra persona. La difesa e la famiglia, su quel punto, oggi dicono la stessa cosa: chi ha agito non è stato ancora trovato. È una convergenza rara, e misura quanto sia ancora aperta questa indagine.

La famiglia aspetta un nome, e le prossime settimane, con gli esiti degli accertamenti, possono essere decisive. Per Toni Proietto vale la presunzione d'innocenza fino alla sentenza definitiva.

Fonti

  1. La Sicilia, Mario Previtera, «Omicidio di Noemi, due mesi dopo è ancora giallo», 26 ottobre 2026
  2. WLTV, «Giallo di Riposto: due mesi senza svolta sull'omicidio di Noemi», 26 ottobre 2026
  3. La Sicilia, «Riposto, le telecamere decisive per ricostruire la fuga sui tetti dell'assassino di Noemi», 21 ottobre 2026
  4. Virgilio, «Fuga del killer ripresa dalle telecamere e possibili impronte sul palo della luce», 21 ottobre 2026
  5. Corriere Etneo, intervista a Toni Proietto a «Verità Nascoste», 21 ottobre 2026
  6. La Sicilia, «Chi ha ucciso Noemi? La Procura di Catania stringe il cerchio sull'omicidio volontario: al via le analisi del Ris», 13 ottobre 2026
  7. La Sicilia, «La difesa di Proietto: convinti che sia stato un omicidio», 6 ottobre 2026

Dati ancora provvisori alla data di pubblicazione. La telecamera che avrebbe ripreso l'uomo calarsi dal palo della luce e le impronte digitali sul palo sono riportate dalla stampa locale e non hanno avuto conferma ufficiale dagli inquirenti. Gli esiti degli accertamenti sulle tracce biologiche trovate sotto le unghie non erano ancora noti.