Franco Zanghì

Analisi, cronaca e politica internazionale

Geopolitica  ·  30 ottobre 2026

Satelliti russi sopra i bersagli degli attacchi in Arabia Saudita

Immagine generata con l'intelligenza artificiale: è una rappresentazione della vicenda, non una fotografia del fatto.

Una società di intelligence di Ginevra ha esaminato 40 attacchi di Houthi e milizie irachene e ha trovato satelliti spia russi sopra gli obiettivi nelle ore prima e dopo. Fra i bersagli, un Eurofighter italiano.

di Franco Zanghì

Il 10 settembre droni partiti dall'Iraq hanno colpito tre stazioni di pompaggio dell'oleodotto Est-Ovest, il tubo di 1.200 chilometri che porta il petrolio saudita fino al Mar Rosso: la strada che evita lo Stretto di Hormuz. Una settimana dopo gli Houthi, i ribelli dello Yemen sostenuti dall'Iran, hanno colpito la base aerea di re Fahd, a Taif. Lì ci sono anche militari italiani, e il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che un Eurofighter dell'Aeronautica è stato danneggiato dentro un hangar. Nessun militare italiano è rimasto ferito.

Lo schema trovato dall'analisi

Che cosa c'entrano i satelliti lo hanno raccontato l'agenzia americana Associated Press e il Washington Post. La fonte è una società privata di intelligence geospaziale con sede a Ginevra, Aurorah, che ha esaminato 40 attacchi degli Houthi e delle milizie irachene fra il 1 luglio e il 19 ottobre. Secondo la sua analisi, 11 satelliti russi della serie Cosmos si sono concentrati sui tre tratti dell'oleodotto colpiti, e sopra la base di Taif i passaggi di satelliti russi sono aumentati della metà nelle 72 ore prima e dopo l'attacco.

Qui serve una precisazione, e la fa la stessa società: non ha intercettato nessuna trasmissione di dati dalla Russia all'Iran o ai suoi alleati. Ha documentato uno schema. I satelliti sono lì quando servirebbe che ci fossero.

Chi dice che cosa

Nawaf Obaid, che guida la società ed è stato per anni consulente del governo saudita, parla di una corrispondenza completa fra i passaggi dei satelliti e gli attacchi. Il vice ministro degli Esteri saudita Rayed Krimly dice che Iran e Houthi ricevono informazioni da elementi in Russia e in Cina, anche per via commerciale. Adam Marsh, della società americana Leolabs, che segue gli oggetti in orbita, osserva che quell'addensarsi di satelliti è coerente con la raccolta di informazioni, ma ricorda che nello spazio non esiste un'autorità che lo regoli. Dalla Russia, alla data di pubblicazione, nessun commento.

Perché riguarda anche l'Italia

Per tre motivi. L'aereo colpito era italiano, ed era lì per la missione internazionale contro lo Stato islamico. Quell'oleodotto è l'alternativa a Hormuz, che l'Iran tiene in pugno. E la Russia è la stessa che combatte in Ucraina: qui avrebbe aiutato a colpire un paese amico dell'Occidente, e con lui un velivolo italiano.

La lettura di chi scrive è questa: se lo schema è vero, la guerra nel Golfo e quella in Ucraina sono meno lontane di quanto sembrino.

Da guardare adesso: se Washington e Riad renderanno pubbliche prove dirette, cioè dati trasmessi e non solo satelliti in orbita, il sospetto diventa un'accusa formale a Mosca. Finché restano coincidenze nel cielo, come avverte la stessa Aurorah, la parola giusta resta sospetto.

Fonti

  1. Associated Press (Sarah El Deeb, Samy Magdy), «Russian satellites help Iran's allies strike Saudi Arabia, data and officials say», ripresa da The Times of Israel, 27 ottobre 2026
  2. The Washington Post, ripreso da Kurdistan24, 28 ottobre 2026
  3. United24 Media, «Russian satellite activity links Moscow to 40 Iran-backed strikes on Saudi Arabia», ottobre 2026
  4. Infobae, «Satélites rusos ayudan a aliados de Irán a atacar a Arabia Saudita», 27 ottobre 2026
  5. Ansa, dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto sull'Eurofighter danneggiato a Taif, settembre 2026
  6. Al-Monitor e The Moscow Times, 28 ottobre 2026

L'analisi è di una società privata guidata da un ex consulente del governo saudita, e non ha intercettato trasmissioni di dati: documenta soltanto i passaggi dei satelliti. Alla data di pubblicazione non risultano reazioni russe.