Politica italiana · 2 novembre 2026
La manovra cambia il calcolo degli aumenti per i magistrati
Dal 2027 l’adeguamento automatico seguirà una media pesata sul numero dei dipendenti pubblici di ogni categoria, e senza gli arretrati dei contratti rinnovati in ritardo. L’Anm: le retribuzioni sono una garanzia di indipendenza.
di Franco Zanghì
Due righe tecniche in una manovra di centinaia di pagine, e l’associazione dei magistrati risponde in poche ore. Quando succede così, vuol dire che quelle righe toccano un nervo scoperto.
Come funziona oggi
I magistrati non firmano un contratto come un insegnante o un infermiere. Il loro stipendio cresce in automatico, agganciato agli aumenti medi ottenuti dagli altri dipendenti pubblici, e il calcolo lo fa l’Istat. È una scelta fatta apposta: chi giudica non deve trattare la propria paga con il governo che a volte si trova a giudicare.
Che cosa cambia
L’articolo 67 della legge di bilancio rivede quel calcolo a partire dal 2027. Riguarda i magistrati, ma anche gli avvocati e i procuratori dello Stato. Le correzioni sono due.
La prima: la media degli aumenti degli altri dipendenti pubblici non sarà più una media semplice, ma pesata sul numero dei lavoratori di ogni categoria. In pratica conteranno di più gli aumenti delle categorie più numerose.
La seconda: quando un contratto pubblico viene rinnovato in ritardo, i lavoratori ricevono gli arretrati. Finora quegli arretrati entravano nel calcolo e facevano salire anche lo stipendio dei magistrati. Da adesso non più. E non c’è alcun effetto retroattivo.
La risposta dell’Anm
Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, si è riservato una valutazione nel merito dopo aver approfondito la norma. Poi ha fissato un principio: spetta al legislatore regolare la materia, ma «la tutela delle retribuzioni dei magistrati è condizione per la salvaguardia dell’indipendenza della giurisdizione».
E ha aggiunto un avvertimento: sugli stipendi dei magistrati si può intervenire soltanto nel quadro di interventi di carattere generale. È la frase più importante delle due, perchè dice: se toccate soltanto noi, è un problema.
Il punto
La norma, in sé, è ragionevole. Se lo stipendio di un magistrato è agganciato a quello degli altri dipendenti pubblici, è giusto che il calcolo rispecchi quello che gli altri prendono davvero, e non un numero gonfiato dagli arretrati. Un infermiere che aspetta tre anni il rinnovo del contratto non dovrebbe, con il suo ritardo, far salire la busta paga di un giudice. E l’indipendenza di un magistrato non si misura in euro: si misura nelle sentenze.
Sbagliato, invece, è il momento. Dopo settimane di scontro fra Palazzo Chigi e una parte della magistratura, una norma sugli stipendi delle toghe infilata nella manovra si presta a una sola lettura, quella della punizione, anche quando non lo e’. Bastava spiegarla prima, ad alta voce, invece di farla trovare fra le pagine.
Resta una domanda che nessuno sta facendo. Il principio dell’Anm dice che sugli stipendi si interviene solo con misure generali: questa norma riguarda i magistrati, ma anche gli avvocati dello Stato. È generale o non lo e’? Sulla risposta si gioca la valutazione nel merito che l’associazione ha annunciato.
Fonti
Il testo della legge di bilancio è in discussione in Parlamento e l’articolo 67 può essere modificato. Le stime di risparmio circolate sulle agenzie, fra 970 e 979 milioni di euro, non sono state riportate perchè le fonti non chiariscono a cosa si riferiscano.
